Di cosa ci nutriamo davvero?
Di recente una persona, guardando le foto delle mie colazioni, mi ha detto una cosa che mi ha fatto sorridere, ma anche emozionare.
"Sembra che tu dipinga più che preparare del cibo."
E in fondo è vero.
Mi piace scegliere i colori, riempire il piatto con ingredienti diversi. Mi piace che ci siano consistenze differenti e, se c'è qualcosa di croccante, sono ancora più felice. Mi piace impiattare, decorare, creare qualcosa che sia bello da guardare ancora prima di essere mangiato.
Ho sempre avuto questo piacere, anche se non sempre sono riuscita a esprimerlo.
Mi piace pensare che il cibo si possa gustare più di una volta.
Lo gusto con gli occhi, poi con il naso – ho l'abitudine di annusare quasi tutto prima ancora di assaggiarlo – e solo alla fine con la bocca.
Poi c'è un altro modo in cui gusto il cibo, quasi una quarta dimensione: il piacere e l'emozione di quando qualcuno prepara qualcosa per me.
Per me mangiare è un'esperienza. È un processo di creazione, curiosità e scoperta.
E perché sia indimenticabile non deve per forza essere quella di un ristorante stellato.
A volte basta un panino.
E, a proposito di panini, a pensarci bene uno dei più buoni che abbia mai mangiato l'ho comprato in un minuscolo negozietto, in un luogo dove nessuno si aspetterebbe di trovare qualcosa di speciale e, soprattutto, qualcosa da mangiare.
Ero a Firenze, con il mio compagno. Stavamo passeggiando vicino a Ponte Vecchio quando ci siamo imbattuti in un negozietto minuscolo, di quelli che quasi rischi di non vedere.
Una signora vendeva un po' di tutto: una marea di oggetti di ogni genere, alcuni davvero assurdi. Poi, in un piccolo banco alimentare, con formaggi, affettati e pane fresco, tagliato alla vecchia maniera con la pagnotta appoggiata sul seno, preparava panini.
Già solo quella scena era un'esperienza.
Ne abbiamo presi due, siamo usciti e ci siamo seduti sul muretto che costeggia l'Arno, con la vista su Ponte Vecchio. Era aprile, uno di quei giorni in cui il primo caldo ti avvolge senza pesarti addosso e senti quasi le cellule ridere, come se anche il corpo si accorgesse che l'inverno è finito.
Intorno a noi passavano i turisti, qualcuno si fermava a scattare una fotografia, altri passeggiavano senza fretta. Noi eravamo lì, con due semplici panini tra le mani, e in quel momento quello era il posto più bello del mondo.
Continuavamo a ripeterci quanto fosse buono quel panino e come un posto così improbabile ci avesse regalato uno dei ricordi più belli del viaggio. Ridevamo della scelta fatta quasi per caso, di esserci fermati proprio lì invece di cercare qualcosa di più prevedibile.
C'era il pane fresco, il sapore dei formaggi e degli affettati, ma c'era anche Firenze. C'era l'Arno che scorreva davanti a noi, Ponte Vecchio illuminato dal sole, l'aria tiepida di aprile e quella sensazione rara di essere esattamente nel posto giusto, con la persona giusta, senza aver bisogno di nient'altro.
Ancora oggi, quando ripenso a quel panino, non ricordo solo il suo sapore. Ricordo la felicità di quel momento. Così semplice, così piena, così gustosa.
Forse è proprio questo il punto, mangiare è molto più di quello che immaginiamo, non ci nutriamo solo di ciò che mettiamo nel piatto.
Ci nutriamo del luogo, dei profumi, dei colori, di una tavola apparecchiata con amore, del luogo in cui ci troviamo, delle persone, dei ricordi che costruiamo, del tempo che ci concediamo e delle emozioni che accompagnano quel boccone.
Oggi, per me, mangiare non è mai solo mangiare.
È un'esperienza.
Vieni.
Siediti.
Mangiamo qualcosa insieme.
Mi piacerebbe sapere di cosa ti nutri tu. Se ti va, lasciami un pensiero nella cassetta della posta.