Na tazzulella 'e cafè
In questi giorni molte persone sono venute a trovarmi e a visitare la Casa di Agnese e una di loro mi ha portato un regalo.
Qualcosa che, nelle case di noi italiani, non può mancare. Qualcosa che, in un certo senso, ci identifica come popolo: una moka.
L'ho trovato un regalo bellissimo, uno di quelli che ti fanno davvero sentire a casa.
Perché, per noi, fermarsi davanti a un caffè è molto più che bere un caffè. È un pretesto per stare insieme, raccontarsi, confidarsi quando si è in compagnia. E quando si è soli, può trasformarsi in un momento di riflessione, un piccolo rito che ci concede il lusso di rallentare.
E questo è il caffè della moka.
Non quello delle macchine a cialde. Non quello bevuto in fretta al bar, tra un impegno e l'altro.
È il caffè che nasce da un'attesa.
E io adoro il momento del caffè. Mi piace riempire la moka d'acqua fino alla valvola (che poi non ho mai capito davvero fino a dove debba arrivare l'acqua 🤔), versare il caffè nel filtro formando quella piccola montagnetta (anche se so che gli esperti dicono che non andrebbe fatta 😉) e aspettare quel borbottio inconfondibile che annuncia che il caffè sta salendo, mentre il suo profumo invade la stanza.
Per me il caffè è una piccola meditazione. Un momento in cui fermarmi, senza fare altro. E se quel momento è condiviso con qualcuno, allora diventa ancora più prezioso.
In fondo il caffè è solo una scusa.
Un modo semplice e bellissimo per dirsi che, almeno per qualche minuto, tutto il resto può aspettare.
Questa casa aveva bisogno di una moka.
E forse anche di questo.
Vieni.
Siediti.
Prendiamoci un caffè.