Fino a un attimo prima
Nella Cassetta della posta della Casa è arrivata un'altra lettera e una frase, in particolare, mi è rimasta:
«Le opportunità ce le meritiamo tutti, indipendentemente dal nostro passato o da cosa ci aspetta il futuro. Perché, come dicono i miei "clienti", si è vivi fino a un attimo prima di morire.»
Si è vivi fino a un attimo prima di morire.
E forse è proprio questa una delle più grandi opportunità che la vita continua a offrirci: essere ancora qui.
Mi sono chiesta quante volte, invece, iniziamo a considerarci finiti molto prima e sentiamo di non avere più possibilità. Ormai ho scelto, ormai è andata così, ormai sono troppo grande, ormai ho costruito questa vita, ormai ho investito troppo per tornare indietro, ormai non sono più capace, ormai ho sbagliato, ormai sono così.
Ormai.
Quante volte io stessa ho pronunciato questa parola. Quanti “ormai” mi hanno fatta sentire spacciata, con una direzione segnata e non più modificabile.
Uno di quei momenti è stato intorno ai trent'anni. Mi vedevo già vecchia e sentivo che ormai la mia vita non sarebbe più cambiata. La strada era segnata, pensavo.
Salvo poi rivoluzionarla completamente.
Non senza difficoltà e sofferenza, intendiamoci. Cambiare strada non significa cancellare quella percorsa fino a quel momento, né evitare le conseguenze delle nostre scelte. Ma ancora oggi tengo a mente quel periodo della mia vita e, quando sento che gli “ormai” cominciano a bloccarmi, provo a ricordarmi che gli ormai non sono necessariamente sentenze.
Siamo sinceri: non tutto può essere recuperato. Il viaggio che avevamo immaginato non sempre può realizzarsi. Il tempo passa davvero e le nostre scelte hanno conseguenze. Ci sono cose che finiscono, occasioni che perdiamo, strade sulle quali non possiamo semplicemente tornare indietro.
Ma finché siamo qui rimane qualcosa che possiamo fare con ciò che c'è.
Ed è qui che questa lettera mi ha riportata all'ultima tappa del mio viaggio.
In E adesso che siamo qui? mi chiedevo cosa succede quando finalmente arriviamo e la realtà che troviamo non assomiglia a quella che avevamo immaginato. Quanto rischiamo di rimanere incastrati nel confronto tra ciò che avrebbe dovuto essere e ciò che invece è.
Forse questa lettera aggiunge una domanda.
Una volta che abbiamo visto ciò che c'è, cosa ne facciamo?
Perché è soltanto dalla realtà di ora, anche quando non ci piace, che possiamo cambiare rotta e cercare nuove possibilità.
Possiamo aver sbagliato, aver perso tempo, aver scelto una strada e scoperto molto più avanti che non era la nostra. Possiamo essere arrivati proprio nel luogo che avevamo desiderato e accorgerci che non vogliamo più restarci.
E possiamo comunque essere ancora qui.
Finché siamo vivi, qualcosa di noi è ancora possibile.
Non significa raccontarci che possiamo diventare qualsiasi cosa, che basta volerlo abbastanza o che ogni perdita nasconda necessariamente una nuova occasione.
A volte perdiamo e basta. Qualcosa finisce e fa male. Una porta si chiude e non ne compare magicamente un'altra accanto.
Ma noi siamo ancora dall'altra parte della porta.
E finché ci siamo, possiamo ancora scegliere cosa fare con quello che rimane.
Possiamo cambiare idea, imparare qualcosa che non abbiamo mai imparato, iniziare qualcosa senza sapere se diventerà grande. Possiamo incontrare qualcuno. Possiamo smettere di fare qualcosa che abbiamo fatto per vent'anni. Possiamo scoprire una parte di noi che non aveva ancora avuto spazio.
Possiamo perfino sorprenderci.
Forse possiamo essere arrivati alla fine di qualcosa senza essere arrivati alla fine di noi.
Non sappiamo quanta strada rimanga, non sappiamo dove conduca, ma essere ancora qui significa che il passo successivo non è ancora stato scritto.
E mentre scrivo mi accorgo che avevo già deciso quale sarebbe stata la prossima tappa della Casa in Viaggio.
Dovevamo tornare a casa.
Avevo già iniziato a pensare al ritorno, a quello che ci riportiamo indietro, alla tristezza per ciò che non abbiamo vissuto come avremmo voluto, allo stupore di attimi inaspettatamente felici.
Poi è arrivata una lettera e mi ha portata da un'altra parte.
In fondo, nelle ultime tappe di questo viaggio ho scritto proprio di questo: di direzioni che possiamo scegliere senza conoscere tutto quello che incontreremo, di deviazioni, di arrivi diversi da quelli che avevamo immaginato.
Quindi il ritorno può aspettare ancora un po'.
Perché forse una direzione serve anche a questo: a sapere più o meno dove stiamo andando senza obbligarci a ignorare tutto quello che ci chiama lungo la strada.
E questa volta, lungo la strada, qualcuno ha lasciato nella Cassetta della posta una frase.
Si è vivi fino a un attimo prima di morire.
Non so ancora dove mi porterà davvero.
Ma per oggi mi basta sapere che, fino a quell'attimo prima, la storia non è ancora tutta scritta.